Indietro Lorenzo Canova

Testo critico sul catalogo "Umanità senza figure"

 

Negli intrecci del mondo

 

Il nodo come elemento metaforico e come presenza plastica, la materia del mondo che si colloca al centro del quadro per creare una fusione psicologica ed emozionale con lo spettatore, un gioco multiplo di rimandi e di allusioni in relazione diretta con lo spazio della vita: Gualtiero Redivo costruisce i suoi lavori con una rigorosa struttura stilistica e concettuale che rielabora in modo fecondo molte esperienze delle avanguardie del Ventesimo secolo.

 
Seguendo un’idea molto nitida della propria opera, Redivo si confronta difatti con la linea che dal polimaterismo futurista e dagli assemblaggi dadaisti arriva a Burri, a Scarpitta e a Manzoni, fino al New Dada, al Nouveau Réalisme, alla Scuola di Piazza del Popolo e all’Arte Povera. Redivo non si serve tuttavia di queste esperienze in modo pedissequo e ripetitivo, ma elabora in modo consapevole una propria sintesi personale che si serve sia di elementi materici che di elementi verbali, ponendosi in un deliberato rapporto con l’arte concettuale.
In questo senso, Redivo lavora in modo consapevole attraverso l’uso dei materiali extrapittorici e ritrovando il concetto futurista (poi allargato a tutte le avanguardie) dell’apertura del quadro verso lo spazio dello spettatore e della vita, nella volontà di comporre un’interazione tra lo sconfinamento dei materiali oltre la superficie e la dimensione interiore di chi guarda.
 

Questo meccanismo nasce non a caso attraverso un inflessibile controllo sulla configurazione dell’opera, dove ogni particolare è calibrato con una meticolosa azione progettuale e costruttiva, collocando con attenzione tutte le singole parti della struttura nel riquadro geometrico che circoscrive e dà più forza comunicativa e simbolica alla materia che l’artista inserisce al centro del suo nucleo visuale.
 

Redivo sceglie quindi con attenzione tutti gli elementi delle sue opere e medita con raffinata esattezza la loro disposizione, le combinazioni delle materie e le diverse gradazioni di una monocromia che ha un evidente risvolto intellettuale nei passaggi dal bianco al grigio, nelle modulazioni dei neri e delle ocre, in strutture sospese tra ordine e disordine, dove la geometria razionale delle forme è solo la superficie di una tessitura di relazioni metaforiche che spesso contraddicono volutamente la severa organizzazione delle composizioni.
 

Il nodo rappresenta dunque un elemento plastico e oggettuale che corona la composizione dell’opera, la sua struttura meditata e studiata con meticolosa cura nelle piegature delle stoffe, nella presenza delle cuciture, nel sezionamento dei listelli di tela, nelle leggere vibrazioni cromatiche, nell’assemblaggio degli inserti tridimensionali: il risultato è quello di un lavoro che intende costituire con efficacia un nuovo contatto con lo spettatore, un collegamento non destinato soltanto alla visione, ma a costruire un ponte multisensoriale che non coinvolga solo lo sguardo, nel viaggio di un’azione tattile non così distante da quella che aveva teorizzato Marinetti, un’interazione fisica con l’opera di cui si attraversa paradossalmente la superficie per entrare in contatto con i suoi nessi più densi e profondi, per creare nuove reazioni in cui la mente è coinvolta in modo totale.
 

Il nodo diviene così una figura simbolica scelta dall’artista per indurre un senso di crisi attraverso un rapporto dinamico con lo sguardo, in una configurazione spazio-temporale dove la materia dell’opera si relaziona direttamente con l’occhio, le mani e la psiche dello spettatore dando davvero una forma tattile a quel di filo di Arianna che ci conduce attraverso i meandri chiari del labirinto concettuale dell’artista.
 

Questo nitido risultato viene raggiunto attraverso una soluzione concettuale che lega il linguaggio alla visione: nelle opere di Redivo, infatti, il titolo ha un valore speciale e destabilizzante che crea un cortocircuito tra immagine e testo, un voluto sfasamento tra le parole e le cose, in un’azione dove quello che si legge sembra non avere apparentemente alcuna relazione con il quadro.
 

In questo modo l’autore rende il suo nodo una metafora della complessità e delle sue stratificazioni che assume nel tempo forme e significati differenti, ponendosi sempre come fulcro delle opere, ma caricandosi di legami reali e allusivi che danno luogo ogni volta a un contesto nuovo e diverso, a un campo di riferimenti denso e ricco di valenze.
 

Redivo compone così le sue opere infatti attraverso la sutura di tensioni opposte, di polarità formali che alludono a dialettiche simboliche in una visione critica che dà senso a tutto il suo lavoro, in un intreccio dove le parole tracciano un percorso parallelo dove l’artista rivela la volontà di riflettere profondamente sulle contraddizioni del nostro tempo, sulle opacità e sui drammi contemporanei, sulle ambiguità della politica e della morale comune, sui quesiti insoluti della globalizzazione, sugli intricati nodi che segnano il panorama complesso del nostro presente.